voi credete che sia sparito ed invece sono qui.
solo che a volte è difficile anche pensare di fare qualcosa, figuriamoci farla.
potrei dirvi che sono stato per un mese intero alle prese con una full immersion di sesso, ma mi credereste maggiormente se vi dicessi che sono imploso per iperventilazione come un carlino e che sto raccogliendo i pezzi ( questo non è spettacolare per l'ego, ma se non altro sono sincero ).
non è neanche per l'età ( anzi, grazie per gli auguri - in ritardo, ma meglio che in anticipo ).
non è per.. nulla, in realtà.
temo di avere un blocco dello scrittore ( o, nel mio caso, del cretino che ci si sente ).
spero di tornare il mese prossimo.
facciamo finta che sia una vacanza.
facciamo finta che serva a ricostruire la baracca.
( ps: forse era meglio se non avessi scritto affatto )
mi accorgo che mi guarda, non sono mica stupido.
me ne rendo conto nel momento in cui lo fa insistentemente.
senza nessuna remora, come fossi la cosa più interessante che abbia mai visto.
ricambio lo sguardo, perchè.. beh, perchè è palese che non possa fare nient'altro.
o, perlomeno, quando mi sento osservato, tendo a voltarmi verso quella fonte di indiscrezione incipiente.
rabbuio i tratti del viso in semplice curiosità. scuoto anche la testa come a chiedere cosa ci trovi di così appagante nello squadrarmi a quel modo.
lei lo nota.
e quello è il momento in cui si alza e si avvicina.
si siede a non molta distanza da me e si guarda intorno, spaesata.
non è mai stata in quel posto e, in effetti, si chiede molto probabilmente perchè è lì e non da qualche altra parte.
eppure non può farci niente: torna a fissarmi.
( intendiamoci: neanche io posso fare molto altro che non sia guardarla di rimando. )
corrugo la fronte ed inspiro, in preda ad una sensazione di inappropriatezza di fondo.
' che c'è? ' le chiedo.
non risponde se non con un ignobile scintillio negli occhi.
famelica. disperatamente famelica.
o forse semplicemente desiderosa di assaggiare quello che posso offrirle e, non per vantarmi, ma lo vuole davvero.
la qual cosa mi provoca fastidio. molto fastidio: ho lottato per quello che potrei ( potrei ) offrire.
sia come confezione ( niente di speciale, la confezione, curata quanto basta e con un certo non so che di intrigante ) che come contenuto.
eppure continua a guardarmi cose se fosse un mio obbligo, concederglielo ed un suo diritto appropriarsene per qualche istante, il tempo di rendersi conto del suo sapore deciso e appagante. il tempo di bearsene per saziare i suoi sensi ed il suo appetito.
tento di guardare altrove, senza darle troppa attenzione.
il desiderio di accontentarla è misto ad un groppo in gola per quello che sono costretto a fare, sebbene nessuno mi stia puntando una pistola alla tempia.
mi si richiede il sacrificio di rendere felice un'altra anima su questo mondo che non sia la mia.
di cederle quello che a malincuore ho l'istinto di offrirle, sebbene la qual cosa comporterà la sua più totale dedizione.
inspiro. temporeggio. cerco di convincermi che è la cosa giusta da fare. attendo.
e quello è il momento in cui si accosta a me.
si appoggia sulla mia coscia destra e continua a fissarmi, in attesa che ricambi quello sguardo.
che l'assecondi in quella muta richiesta.
e così, cedo.
si chiamava big tasty.
ed è il mio panino preferito.
e lei invece è giada.
il nuovo cane di mia sorella.
vado fieramente a presentarvi il mio capolavoro.
rappresenta un paio di mutande ( non mio. eh già, ora metto foto delle mie mutande in giro, così? )
( .. e poi vorrebbe dire che le ho trovate e non mi risulta proprio che sia così ) dalla vena spiccatamente artistica, adagiata al nero vuoto della mia testa e con un grazioso cravattino chic ( k ).
assidua me lo dice sempre che sono creativo, quando ho la sbronza allegra.
.. o era cretino?
e giunsero alla mia porta come i tre magi.
quello con i nachos in salsa piccante è entrato per primo.
quello con le birre, per secondo.
quello con i dvd, per terzo.
dal canto mio, ero a braccia aperte, sdraiato in una mangiatoia e con una cometa sulla fronte.
( è perfettamente inutile che ridiate: ognuno ha il costume da halloween che si merita! )
' maqquantèchenontifaivedereingiro, merda! '
' hai anche intenzione di tirarmi le guance ed elargirmi 10 euro? '
' che? che? hai trovato la ragazza? '
' no, senti. giuro che in tutto quel marasma non mi ero perso nessuna ragazza. '
' allora continui di solitario eh? ci diventi cieco, ci diventi! '
' .. la verità è che avrei dovuto farmi passare i nachos sotto la porta. '
' ma no, scherza. è che ce l'ha e non vuole condividere. '
' perchè, tu davvero lo faresti con tua madre?! '
prima che potesse finire tutto in megarissa, amicosessuomane aveva già disposto tutta la roba sul tavolo e le birre in frigo. accanto ai nachos, c'erano tre confezioni di dvd. uno era saw 3 ( visto al cinema con assidua che, per tutta la serata, non ha fatto altro che dirmi ' lester, voglio fare un gioco con te '. chissà perchè poi, quando rispondevo da maniaco, mi picchiava. ma diamine, se l'è cercata lei! ), un altro era kinky boots e, dulcis in fundo, un pornazzo di bassissima lega che, come titolo, aveva un elegantissimo gioco di parole con ano.
ma alla fine, sappiamo benissimo che i dvd sono un pretesto per metterci a parlare di tutt'altro.
si, è vero, si è partiti dall'elegantissimo gioco di parole con ano, ma è stato un puro caso.
inutile dirvi che non riporterò tutte le stronzate che ci siamo detti.
posso però mettervi a conoscenza ( in termini di film ) dei quotes della serata:
sessuomane: detesto i musical. io e roberta andammo a vederne uno qualche tempo fa, quello con aquarius.
uomopizza: la sirenetta?
braveheart: come si chiamava quello con carmen zeta jones?
lester: sinceramente, non ho visto il film. ho visto la jones.
uomopizza: chicago
sessuomane: sulla jones? oh, che eri frocio, s'è sempre saputo, eh?
lester: domani sono di cartone animato con mio nipote
sessuomane: che palle.
lester: eh. volevo vedermi die hard 4, sembra ganzo.
uomopizza: mica puoi andare a vederlo col bambino, quello.
lester: lo so. è troppo forte.
uomopizza: poi gli devi spiegare un sacco di cose.
lester: ...
sessuomane: questa la voglio sentire.
lester: .. si. è forte. è pieno di armi, di sangue..
uomopizza: di gnocca.
lester: .. ma non mi sembrava tanto, eh?
uomopizza: senti, io di un film che si chiama muori hard non mi fido.
a questo punto, forse era meglio il gioco di parole con ano.
per nascere così coglioni, ci vuole un gran culo.
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donne, film, branco, interrogativi, istinto, alcol, nudità , rendersi conto, amicosessuomane, sopravvissuto, notti solitarie
raccontarvi dei due giorni passati è un po' come colpire miles davis con una padella in pieno volto.
lui ti suona autumn leaves con la tromba e tu lo ripaghi con il pezzo migliore della tua batteria.
di pentole.
non è elegante, non è gentile, non è aztechi e neanche tibia.
vorrà dire che andrò per gradi: avevo sete.
una sete che superava quella di ben-hur prima che nostro signore lo dissetasse.
quando invece, per quel che mi riguarda, sono stato dissetato da un discotecaro.
decisamente, la questione partiva da preamboli oggettivamente errati.
è già stato un miracolo che mi sia portato dietro le chiavi e che mi sia messo su un paio di calzoni, prima di uscire fuori in pianerottolo:
a) senza chiavi, avrei dovuto chiedere - oltre la bottiglia d'acqua - un posto per dormire. e già la bottiglia d'acqua sembrava un pretesto ad incontri notturni, figuriamoci la condivisione di aria notturna. ben-hur sicuramente si sarebbe portato dietro le chiavi. e magari, l'avrebbero fustigato anche con quelle.
b) faceva un freddo cane. ben-hur aveva caldo e io avevo freddo. nostro signore, peraltro, non va in discoteca, quindi converrete con me che c'era qualcosa di veramente sbagliato. prima di uscire, inoltre, ho dato una ravvivata ai capelli. almeno, ero un infermo lontanamente in ordine.
più di quanto si potesse dire di ben-hur. ah!
mi apre questo essere antropomorfo in mutande, a metà ( lui, non le sue mutande ) fra malgioglio e quel personaggio di panariello che chiedeva sempre notizie sulla visibilità del suo strabordante marsupio pubico ( volete sapere se ha uno strabordante marsupio pubico? non lo so. non era oggetto del mio interesse. tsk. donne ). occhi sgranati e ansante.
' mi salvi la vita?! '
.. a questo punto, qualcuno di voi potrebbe non aver capito il concetto.
è normale. non era molto chiara neanche a me, la dinamica della situazione. ricapitolando: sono andato dal mio vicino di casa a chiedergli, da bravo ben-hur, una bottiglia d'acqua per passare la - presumibilmente - terribile nottata dell'azzannatore di parma ( inteso come prosciutto ).
e lui, dopo aver aperto la sua porta come se fosse la porta di casa mia, mi aveva fatto quella richiesta accorata.
' ... aergh.. sss..i? '
' ce l'hai un preservativo?! '
' si. non qui. in casa. '
' figo! poi te lo restituisco! '
' .. no beh.. ahergh.. dopo puoi anche tenertelo, insomma. '
' .. ma io dicevo un altro '
' ah! d'accordo. tu prepara una bottiglia d'acqua, allora, mentre entro in casa a prenderlo! '
' .... '
' .. senti, non ho in mente nessun concorso goliardico con l'oggetto del tuo amore. ho solo una sete assurda e neanche un bicchiere d'acqua in casa. '
' ... ah. '
' si. aspettami qui. '
non ci contavo moltissimo ma, al mio ritorno, l'ho trovato particolarmente sulle spine ( e sulla soglia di casa ) e con una bottiglia di acqua in mano.
se non fosse risultato ambiguo, credo che mi sarei inginocchiato dinnanzi a lui cantando un alleluja.
lo scambio è stato effettuato senza scherzi. entrambi avevamo un'aria beata.
' non so come ringraziarti '
' no, fidati. sono io che ti ringrazio. ' - ansimando al retrogusto di prosciutto
' sai, sono quei momenti che ti ritrovi sprovvisto perchè non ti aspetti che si possa.. '
' .. senti, se tu hai bisogno di trombare quanto io di bere, buonanotte. '
ha sorriso ed ha risposto di rimando.
da quel momento, c'è stato tutto un susseguirsi di gemiti, gorgheggi e ansimare soddisfatto.
eppure non ricordo che ben-hur abbia fatto tutto questo casino, mentre beveva.
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wormlester alle ore 00:26 |
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sesso, mutande, istinto, vicinato, nudità , miles davis, epopee, aztechi, discotecaro, tibia, sopravvissuto
rumore di sportello posteriore che si apre.
inusuale, ma non impossibile: a volte è bello illudersi che ci sia un cassettino che si apre da solo, adibito a contenere cioccolatini avvolti in stagnola dorata.
e rospo, qualche volta, tenta la sorte.
un po' come se la mia macchina fosse una navicella che conduce a magici universi paralleli.
quindi, nonostante la stranezza del gesto, porgo indietro - come ogni rito che si ripete - una lattina di cocacola e un pacco già aperto di patatine rustiche.
potrei morire, per un pacco di patatine rustiche.
' ciauao ..rrrruuospuo ' ecco un altro rito. un elegante rutto-saluto.
sommesso. di quelli che prendono l'espresso dal centro del pianeta.
già sentito mille volte, ma ha sempre il suo pubblico.
( nel caso vi chiedeste del perchè mia sorella sia sempre molto restia ad elargirmi mio nipote )
lo sportello non si chiude. mi volto e, la faccia che vedo, non è quella che mi aspetto. è una bambina. bionda. che mi guarda con gli occhi scuri sgranati ed una vaga apparenza di imbarazzo.
mai quanto il mio, sia chiaro: fortunatamente, al contrario delle sue parisesso più anziane, scoppia a ridere e, senza neanche storcere il naso, prende la lattina e scivola sin dietro la mia postazione di guida.
poco dopo, fa la sua comparsa il mio rospo - in genere - co-pilota il quale - a quanto pare - ha deciso di essere una personalità di spicco, questa sera, tanto da relegarmi al compito di chauffeur.
di mia sorella, compare soltanto la testa. poco dietro c'è la madre della giovane dama.
' ciao, lester. lei è martina. '
' ciao, martina. '
' ciao ' ancora ride
' la riporti a casa, dopo? '
' certo ' - mi spiega la via e il numero. annuisco.
' lester.. '
' dimmi ' - ci siamo, ecco la paternale. credo di aver assunto più o meno due tonalità di rosso tendente al bluastro. odio le paternali. mi fanno sentire inadatto al compito.
' comportati bene, c'è una donna, stasera. '
incasso il collo nelle spalle ed accendo la macchina. non posso certo dirle qualcosa come ' mi sarebbe piaciuto sapere che c'era una donna prima di gracidarle un saluto in ruttish passando per un buzzurro di quart'ultima categoria con tanto di alito alle patatine rustiche ed un movimento di anidride carbonica per tutto l'intestino. ' mi contengo. sorrido sornione ed annuisco. breve cenno con la mano alla mamma di martina che, non so per quale motivo, ha cambiato anche lei colore dopo il mio intrepido benvenuto alla figlia - solo che il suo era in varie tonalità di verde. parto velocemente, sperando che - alla stessa velocità - sparisca questa scomodissima sensazione di figura di merda incalzante.
' dove vi porto, signori? ritz? '
' lo sai. al cinema a vedere rattattuio '
' ah vero. non vi va proprio die hard, eh? '
' la mamma non vuole, zio '
' ma io sì! martina, tu vuoi vedere die hard? '
sorride docile e solleva le spalle. non si esprime. sicuramente non sa neanche di che parlo.
' zio dai, non fare lo scemo '
' hai ragione, chiedo venia '
giungiamo al cinema venti minuti esatti prima. riti vogliono che si passi il tempo a darci spintoni o a guardare a pari altezza - per la maggiorparte delle volte, mi inginocchio io, ad altezza rospo. poche volte lo prendo in braccio, perchè si sente minato nella sua individualità da indipendent child. - i cartelloni dei film in uscita o in programmazione.
ovviamente, con la ' donna ' di mezzo, queste cose non si possono fare perchè, altrimenti, non è educato.
metto via la busta vuota di patatine in un sacchetto del market. stessa cosa faccio con le lattine vuote.
scendiamo, chiudo tutto e prendo la mano a rospo per attraversare la strada. come rito vuole.
solo che mi trovo in grande difficoltà perchè non so come comportarmi con la sua rospina.
' martina, per evidenti problematiche non posso offrirti il braccio. temo dovremo ricorrere a più pratiche manovre di difesa. ' si lo so. ha quasi 8 anni. per questo motivo, a scanso equivoci, sollevo il pugno in cui tengo la manina rospica, ad illustrare la strategia.
rospo, in tutto questo, resta impettito nel suo ruolo da divo del cinema, ben protetto dal suo gorilla.
martina abbassa gli occhioni nocciola verso la mia mano e poi li solleva verso i miei, con tutto il capino biondo. annuisce. alza la manina e sorride affabile.
corrugo la fronte e penso che sto facendo bene ad esserne geloso.
questa bambina è adorabile. come può non piacere a rospino?
e, per carità, il fatto che poco prima avesse riso per il mio saluto ruttifero ha fatto sì che provassi completa simpatia per lei. solo che.. accidenti: quei 20 minuti di finte scazzottate e di risate rospiche sono sempre stati un ottimo motivo per portarlo al cinema!
attraversiamo la strada e ho la vaga impressione che la guardia del corpo di jennifer lopez e puff daddy deve aver provato grosso modo quello che provo io: tengo alla loro sicurezza più che alla mia stessa vita, mi guardo intorno con fare circospetto e li controllo come se dovessero implodere da un momento all'altro.
poi, giunti davanti al cinema, rospo mi lascia la mano, mi tira una manica e mi guarda, indicandomi di raggiungere la sua altezza. chiedo scusa a rospina con un cenno e mi reco a sentire il mio principale.
' zio, quando entriamo.. non fare lo scemo. '
' biondo, è la seconda volta che me lo dici. che c'è? '
' no è che tu poi ti infili i popcorn nel naso e fai le voci .. sceme. e poi martina guarda te. '
' .. aha. allora è una cosa seria '
rospo arrossisce e capisco che è una cosa seria. annuisco e gli faccio capire di non preoccuparsi. torno in piedi e andiamo tutti e tre, mano nella mano, a comprarci i biglietti, a prendere posto - in formazione: rospa, rospo e me - e giù di trailers. fra cui, quello di die hard.
metto una mano sul cuore, mentre mi accorgo che la sala è gremita di bambini e ragazzini. qualche mamma, qualche papà e qualche nonna. e poi c'ero io che non ero inseribile in nessuna categoria.
il film è splendido, non mi ripeto e non ho intenzione di raccontarvelo - non sono bastardo fino a questo punto. per chi desidera un racconto dettagliato, mi offro per euro 6.00. - i rospini si sono divertiti un sacco ma forse non quanto me.
del resto, è sempre così: quando cresci, apprezzi i cartoni animati più di quando eri bambino.
a meno che tu non sia una di quelle persone che si lasciano influenzare dai loro coetanei invecchiati di botto. in quel caso, mi spiace: molti di noi, non sanno cosa si perdono.
il momento topico però del pomeriggio è stato quando, durante l'intervallo, tutti e tre ci siamo alzati per andare a comprare popcorn e cocacola ( non potevo lasciarli da soli in sala ): rospo mi sussurra di dargli i soldi perchè vuol pensarci lui, da bravo cavaliere. il problema è che non arrivava al bancone, quindi la barista ha acconsentito ad aprire lo sportelletto perchè potesse richiederle l'ordinazione.
non potevo certo prenderlo in braccio: lui è pur sempre un indipendent child.
in quel momento, mi sento tirare la giacca.
mi piego verso la dama con imperscrutabilità degna di un maggiordomo inglese.
' posso farti una domanda? '
' non devi neanche chiederlo '
' .... '
' nel senso: dimmi pure '
' gli daresti una cosa da parte mia, quando io torno a casa mia? '
adoro queste cose alla cyrano - ' certamente '
mi passa un bigliettino e io torno su in tempo per far finta di niente.
insacco quella che mi è sembrata una letterina casereccia, di quelle con la busta improvvisata con un foglio di quaderno. ho visto, peraltro, una cosa che non dovevo vedere e che per tutto il secondo tempo mi ha fatto bollire di cuiriosità.
accompagniamo rospina a casa. prendo i due rospi per mano, chiudo la macchina, suono e, insieme al rospo, salutiamo martina. torniamo in macchina dopo esserci slogati entrambi i polsi a forza di frenetico agitare di mani finchè non metto in moto. rospo ancora saluta, inginocchiato sul sedile di dietro. abbraccia lo schienale. sospira. siede. mette le cinture.
' è carina '
' sì. '
' è anche simpatica, nuuo? '
' sì. '
' e... sa anche.. ' - tiro fuori il biglietto dalla tasca del giubbotto, allungandoglielo dietro il sedile - ' .. disegnaare dei bellissimi cuoricini rooosa. '
non ho sentito rospo per almeno un quarto d'ora buono.
lo guardavo ogni tanto dallo specchietto, come un autista impiccione.
sorridevo sornione, come un gatto. se mai i gatti sorridano.
sentivo persino le vibrisse!
poi, una volta a casa sua, l'ho accompagnato sino al pianerottolo.
mi stringeva forte la mano, sorrideva, saltellava. era irrequieto.
in procinto di entrare, mi ha tirato di nuovo giù.
ha finto un bacio sulla guancia.
' mi ama! '
' lo so! accidenti, non poteva essere diversamente! '
' zio.. la prossima volta, vediamo daiar '
' sentiti ringraziamenti rospo. ora mi smaterializzo però. '
saluto mia sorella e parto in auto.
e dall'isola che non c'è, per ora, è tutto.
quel film.
quel bellissimo, intenso e delicato ratatouille.
mi ha fatto venire una fame inenarrabile.
quindi ora andrò a cena e dopo scriverò il più estenuante racconto della mia vita.
bon appétit.
è da un'ora che cerco di fare un resoconto dettagliato di questi due giorni, con annessi aneddoti relativi ad una serata di un privatissimo gruppo di uomini, tale perchè nessuno vorrebbe mai entrarci ( fosse anche per l'incipiente disordine nella sede di riunione ).
poi c'è stato un problema.
miles davis.
ammetto che avevo pensato di trovare la catarsi nell'elargirvi il mio malcontento generale.
e invece, ho fatto il tragico errore di spegnere le luci, accendere il portatile, sedermi in poltrona con annessa sigaretta e.. mettere in diffusione la canzone che potete sentire premendo play al lettorino di radioblog, in alto a destra.
nessuno vi costringe a farlo ma, se volete capire il motivo per cui ora sono in pace cosmica, vi tocca sentire dall'inizio alla fine. è una sorta di viaggio nella mia mente vecchia o, semplicemente, lavata col perlana.
avevo persino pensato di elargirvi parte della mia intimità raccontandovi qualcosa.
miles davis ha anche questo potere.
ma stavolta, ho vinto io.
buonanotte, navigatori notturni.
' breeeeeeep '
' ouh. ' - era la quinta volta che suonava il telefono.
' finalmente rispondi! '
' ma veramente sono cinque volte che rispondo e tu non dici un cazzo! '
' ah! ma io pensavo avessi messo giù! '
' .. sei in macchina vero? spero ti facciano una multa. '
' no.. mmmh.. senti, pfffff.. '
' stai pure fumando. doppia multa! hai mica una svedese sulle gambe, per completare? '
' eh? no, magari. ho preso tre dvd. uomopizza e braveheart vengono fra poco. '
' da me?!? '
' no. da me. entriamo tutti e quattro in macchina, guardiamo le copertine dei dvd ed esprimiamo dei pareri inerenti la fotografia, gli attori, la scelta dei font per le scritte.. '
' è inutile che fai tanto lo spiritoso. è possibile che, in quanto padrone di casa, debba sapere sempre all'ultimo momento quando avete intenzione di venire a casa mia per vedervi un dvd?! '
' comprendo il tuo punto di vista ma mi sento in dovere di dirti che rilancio con il bustone famiglia di nachos in salsa piccante. '
' ...birra? '
' a fiumi '
continua la saga del ' non saper dire di no '.
però il bustone famiglia di nachos in salsa piccante è pur sempre il bustone famiglia di nachos in salsa piccante.
vado a mettere in ordine quello che posso e a infilarmi un paio di calzoni.e appena vanno via tutti, ho il sacrosanto dovere di informarvi di ieri e di quello che succederà stasera.
sempre che io sia ancora vivo per raccontarlo.
postato da:
wormlester alle ore 19:24 |
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commenti (3)
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film, incazzature, branco, interrogativi, istinto, pirati, alcol, distruzione, epopee, rendersi conto, amicosessuomane
notizia dell'ultima ora: ho scordato di comprare l'acqua.
direte: e dunque? domani la compri, brutto lagnoso di un murphy!
ed io rispondo: la fate facile voi, che a cena non vi siete rimpinzati di prosciutto crudo.
ho bevuto come un cammello pronto per girarsi tutto il sahara e, non contento, adesso sto rantolando e strisciando per casa implorando acqua ai mobili e alle mie cose sparse.
la situazione è grave, la tensione si taglia con il coltello, sto per impazzire.
ho pensato: adesso mi faccio un litrozzo di acqua del rubinetto ( che, per la cronaca, non è potabile ).
( l'acqua, non il rubinetto. )
e chi ci trovo nel lavabo? il cactus.
( non lo chiamo scheggia. non chiami affettuosamente un figlio, quando ti fa incazzare. lo chiami col nome per intero, così si caga addosso - quando lo fa mia madre, in genere, prenoto un weekend in siberia - oppure direttamente figlio )
quella.. piccola creatura cinica e beffarda, gonfia d'acqua e rigonfia d'ego.
si erge lì, impavida ed impettita, con il suo terriccio umido e scuro.
vi giuro che ho voglia di pestarlo in un bicchiere e bermelo, spine annesse.
ma poi cosa dico a mia madre?
' ho fatto fuori mio figlio perchè non ho fatto la spesa '.
che padre del cazzo.
sto ponderando di andare a chiedere una bottiglia d'acqua al discotecaro.
magari lo reputerà un approccio inusuale, ma non posso permettermi l'orgoglio, ora come ora.
qualora dovessi morire, sappiate che..
beh, niente di nuovo.
che ero coglione, lo sapevate già